Ballarini apre le sue porte per svelare la qualità dei suoi strumenti di cottura

BALLARINI FA LE PENTOLE .... E ANCHE I COPERCHI !


Sono sempre stata affascinata dalle visite ai reparti produttivi di un'azienda, ma questa volta, il vedere con i miei occhi cosa si cela dietro quegli strumenti di cottura che utilizzo quotidianamente, mi ha davvero entusiasmata.
Dopo una piacevole accoglienza in uno showroom, che avrebbe fatto la felicità di ogni cuoca per via dell'ampia scelta di tegami, teglie, pentole ed altri strumenti utili per la cucina di tutti giorni, la giornata è stata ricca di eventi, che ora andrò a raccontare.
 
 
 
Naturalmente, abbiamo debuttato con la visita dei 40.000 metri quadrati coperti della fabbrica dove abbiamo visto come Ballarini, unica nel suo genere, lavora l'alluminio partendo dai COIL. Si tratta di enormi rotoli di alluminio che vengono passati sotto una pressa al fine di ottenere lo spessore ottimale per l’articolo da produrre.
 
Attraverso stampi che vanno a  modellare l'alluminio, viene data la forma desiderata e l'utensile, successivamente, subisce un processo di sabbiatura per rendere il materiale più poroso e quindi pronto ad accogliere la verniciatura esterna ed il materiale antiaderente che andrà a rivestire l’interno. In questo caso particolare abbiamo assistito alla realizzazione di una padella antiaderente.
 
 
 
Ovviamente, prima di arrivare al prodotto finito, Ballarini sottopone tutti i suoi articoli ad un attentissimo controllo qualità per ottenere un prodotto perfetto.
Una cosa non sapevo, prima di visitare la fabbrica. è che Ballarini è stata la prima azienda a realizzare l'ultima innovazione a livello d'induzione radiant, creando un tutt’uno tra il fondo in alluminio delle sue pentole con la piastra in acciaio dotata di microfori.
 
Ballarini è quindi orgogliosa di poter mettere in evidenza la relazione tra la sua tradizione e le sue tecnologie volte ad affrontare il futuro.
 
 
 
La giornata però non si è limitata soltanto alla visita alla fabbrica. Ballarini, infatti, ci ha accompagnati in un vero e proprio viaggio nella cultura e nel gusto sostenibile, offrendoci delle visite guidate del Palazzo Ducale e del Teatro all’Antica di Sabbioneta e rendendoci partecipi dello showcooking “Cucina la salute con gusto, a tavola con il Duca del 21 Secolo”, condotto dallo Chef Gianfranco Allari e dagli utili consigli della Dietista Elena Piovanelli.
 
Palazzo Ducale
 
Palazzo Ducale
 
Teatro all'Antica
 
Sostenuto da Ballarini, Cucina la salute con gusto è un progetto in cui cuochi, dietisti ed esperti di sostenibilità lavorano in sinergia per raggiungere lo stesso obiettivo: creare un percorso in cui la cucina italiana, nostro patrimonio culturale e nostra forza, pur mantenendo le proprie tradizioni, si evolve scoprendo nuovi ingredienti e nuove tecniche di cottura, ma con una particolare attenzione alla salute, attraverso corrette abitudini alimentari, e alla sostenibilità ambientale. Naturalmente, senza mai dimenticare il gusto.
 
Gianfranco Allari ed Elena Piovanelli

Che dire poi del ricco buffet gustato direttamente nelle cantine di Palazzo Ducale e realizzato a cura dello Chef Allari? Leggero, colorato, vario e all’insegna delle delizie mantovane.

 
 
Gianfranco Allari
 
Crema di zucca e arancia con lamelle di mandorle e crostini
 
Dalla crema di zucca all’arancia aromatizzata alla cannella con lamelle di mandorle e crostini, agli gnocchi con farina di riso. Il cappone alla Bartolomeo Stefani, lessato e conservato sott’olio è stato servito con ribes e mirtilli … un tocco di colore alla tavola imbandita.
Delicato e molto particolare il budino a base di salvia e latte di mandorla servito con della confettura di arance amare, deliziosa la torta di tagliatelle.
 
Il buffet
 
Il cappone alla Bartolomeo Stefani
 
La torta di tagliatelle
Tra le attività della giornata non posso certamente esimermi dal raccontarvi dell’interessantissima mostra intitolata “Una tavola lunga un secolo”, dedicata alla cultura alimentare italiana, che ha visto come protagonisti Ballarini per i prodotti “dietro le quinte” e Richard Ginori con i suoi articoli dedicati all’arte del ricevere.

 


 
 
 

 
Si è trattato di un percorso che ha abbracciato il XX secolo.
E’ stato davvero curioso ripercorrere l’evoluzione della cultura del cibo: dal primo novecento in cui vi era una netta differenza tra la cucina popolare, che consumava principalmente farinacei e vegetali esclusivamente per sostentamento, e la vera cucina appartenente soltanto ai ceti più abbienti.
 
Anche i libri di cucina con il tempo hanno subito un’evoluzione. In questa mostra ho letto dei titoli molto curiosi, ma particolarmente adatti ai vari  periodi storici: “L’arte di mangiar poco”, una pubblicazione del 1930, oppure “La cucina italiana della Resistenza”, del 1943. E questo la dice lunga.
 

 
Altrettanto significativi sono i boli (scodelle) di diversa misura a seconda della fatica fisica di chi consumava il pasto: al capofamiglia spettava la più grande, alla donna quella media, mentre quella più piccola era destinata ai bambini.
 
Boli di diverse dimensioni
Ma la vera rivoluzione avviene nella seconda metà degli anni ’50 con l’abbandono dei lavori agricoli a favore dell’industria, con l’inurbamento e con le migrazioni dal sud al nord dell’Italia. Tutto ciò getta le basi per la diffusione del consumo.
In cucina il vero sconvolgimento è dato dall’avvento del frigoriferoche, con i suoi cibi ben conservati, lascia ampio spazio all’abbondanza. E’ proprio in questo periodo che si afferma l’industrializzazione della pasta, che diventa il simbolo del benessere ed emblema della nostra nazione.
 
 
La caffettiera Jolly di Ballarini

 
Queste sono soltanto alcune chicche della mostra. Potrei parlarvi anche dell’evoluzione delle trattorie negli anni ’70 e l’affermarsi della qualità dei ristoranti, o ancora dell’evoluzione dei materiali degli strumenti di cottura o della trasformazione del design negli anni, ma preferisco suggerirvi di visitare la mostra, che durerà fino a dicembre, e vedere con i vostri occhi. Ballarini e Richard Ginori: due eccellenze che hanno fatto la storia della tavola italiana. 

 
 
Un grazie particolare a Francesca, che mi ha accompagnata nella visita e ad Alessia Gorni Silvestrini, Responsabile della comunicazione, che mi ha accolta. A lei vanno i miei ringraziamenti anche per l'impeccabile organizzazione.
 
 
Francesca ed Alessia
 
 

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