Dal 6 al 10 novembre 2026 il centro storico di Chieri diventa un palcoscenico di sapori, laboratori e show cooking a due passi dal capoluogo piemontese

Cosa fare vicino a Torino: Fiera di San Martino

 

 

 

Se vi state chiedendo cosa fare vicino a Torino nei primi giorni di novembre, la risposta profuma di lievito e ha il colore rubino della Freisa. Dal 6 al 10 novembre 2026 Chieri accende il suo centro storico con la Fiera Nazionale di San Martino, un grande appuntamento fatto di degustazioni, show cooking e laboratori che racconta le tradizioni gastronomiche piemontesi.

 

Cosa fare nei dintorni di Torino a novembre: perché scegliere Chieri

 

Chieri dista circa quindici chilometri dal capoluogo ed è la meta ideale per chi cerca cosa fare fuori Torino senza affrontare grandi trasferimenti. Ci si arriva in auto o comodamente in treno e ci si ritrova in un borgo dal fascino antico, con le vie che per l’occasione diventano un palcoscenico a cielo aperto. La Fiera di San Martino è tra le manifestazioni e fiere enogastronomiche piemontesi più interessanti della stagione, perché non si limita ai banchetti: mette al centro le persone che producono, lavorano e interpretano ogni giorno i prodotti locali.

 

 

 

 

Il “Poker d’Assi”: i quattro sapori simbolo di Chieri

 

Il filo conduttore della manifestazione è il “Poker d’Assi”, un percorso dedicato a quattro eccellenze gastronomiche piemontesi che da sole raccontano l’identità del territorio. Ve le racconto qui sotto.

 

 

Galucio, il dolce a forma di gallo

 

È il protagonista indiscusso. Nasce dagli avanzi dell’impasto del pane, arricchito con burro e zucchero, e prende la forma di un piccolo gallo: un dolce povero negli ingredienti ma ricchissimo di memoria contadina. Alla Fiera lo si assaggia in abbinamento al Vermouth, e diventa anche un’icona scenografica con “Il Cuore di Chieri”, un’installazione di circa 2x2 metri composta da oltre 150 Galuci, perfetta per le foto.

 

 

Focaccia dolce e Grissino Rubatà

 

La focaccia dolce chierese, morbida e profumata di burro, era il pane delle feste che si preparava in casa per le ricorrenze di famiglia. Il Grissino Rubatà, invece, è irregolare perché arrotolato a mano e si riconosce dalla croccantezza e dal profumo di farina tostata. Per entrambi sono previsti laboratori pratici a numero chiuso, su prenotazione, dove si può davvero mettere le mani in pasta.

 

 

 

 

 

 

Freisa, il rosso delle colline

 

Vino autoctono dal profumo di frutti di bosco e da una vena tannica che si ammorbidisce con gli anni, la Freisa è raccontata in due masterclass insieme a chi la produce, mentre il programma dei laboratori si completa con un appuntamento dedicato al Plin, il tradizionale agnolotto piemontese.

 

 

Show cooking, ospiti e spettacoli per tutta la famiglia

 

Ai fornelli ci saranno lo chef Daniele Persegani, con uno show dedicato ai prodotti del territorio, e il pastry chef Tommaso Foglia, protagonista di un talk sulla focaccia dolce, mentre lo show cooking “Piemonte e Asia” propone un incontro fusion tra sapori orientali e ingredienti locali. 

Da non perdere anche “I Menù di San Martino”, con i ristoratori che cucinano con i prodotti del Distretto del Cibo Chierese-Carmagnolese, e “Le Perle del Distretto del Cibo”, con abbinamenti insoliti pensati per sorprendere i palati più attenti.

 

  • --> Iniziative per i bambini a Chieri

Chi viene con i bambini troverà un’area tutta per loro, con giochi antichi, laboratori di lettura e un microcirco, mentre per le vie passeranno spettacoli itineranti. Durante la Fiera verranno consegnati anche il Premio Chieri D+, per chi ha portato il nome della città nel mondo, e il nuovo “Chieri x gli altri”, dedicato a persone e associazioni che si sono distinte al servizio della comunità.

 

 

Martini e Chieri: una storia che parte da Pessione

 

Parlare di Chieri senza parlare di Martini sarebbe impossibile, perché la storia di questo marchio è legata alla città più di quanto si pensi. 

L’avventura comincia a Torino nel 1863, quando Alessandro Martini, Luigi Rossi e Teofilo Sola danno vita a una società dedicata alla produzione di vermouth, il vino aromatizzato che proprio in Piemonte aveva trovato la sua culla. Poco dopo la produzione si trasferisce a Pessione, frazione di Chieri, dove l’azienda mette radici e dove ancora oggi si trova lo stabilimento storico; ma con il tempo la ditta cambia nome in Martini & Rossi e comincia a esportare in tutto il mondo, trasformando un prodotto nato nelle botteghe e nei caffè torinesi in uno dei simboli più riconoscibili dell’aperitivo italiano.

 

 

 

 

 

Io questo luogo l’ho visitato di persona e vi racconto com’è andata. 

Ho partecipato alla visita al museo, un percorso tra strumenti, botti, bottiglie e testimonianze che ripercorre la storia dell’azienda e della vinificazione, e poi sono passata dalla teoria alla pratica con l’esperienza di preparazione dei cocktail. Insieme al gruppo stampa sono stata guidata da una barman che ci ha seguiti passo dopo passo, mostrandoci i gesti giusti e spiegandoci perché ogni ingrediente sta al suo posto.

 

 

Il mariage: quando gli ingredienti si incontrano

 

Una delle cose che mi ha colpita di più è stata la spiegazione del processo produttivo, e in particolare del momento chiamato mariage: prima si preparano gli estratti aromatici dalle erbe e dalle spezie, poi arriva il momento in cui tutti gli elementi si uniscono. Il nome è francese e significa proprio “matrimonio”: vino, alcol, zucchero e preparazioni botaniche vengono fatti incontrare in serbatoi enormi, che possono arrivare a contenere fino a 200.000 litri. È qui che nasce la vera base del prodotto, dall’equilibrio tra componenti molto diverse tra loro.

Ma la lavorazione non finisce con la miscelazione. Seguono la stabilizzazione e la filtrazione, passaggi fondamentali per garantire la qualità del prodotto finale. Nella stabilizzazione a freddo, con temperature che indicativamente scendono tra i -4 e i -8 °C, alcune sostanze come i sali minerali precipitano e vengono poi eliminate nelle fasi successive. Sentirselo raccontare sul posto, con i serbatoi davanti agli occhi, fa capire quanta tecnica ci sia dietro a un bicchiere che sembra così semplice.

 

 

 

 

I cocktail che ho preparato

 

La barman ci ha spiegato fin dall’inizio che la differenza la fanno la precisione e il metodo.

Per ogni cocktail ci ha mostrato come dosare gli ingredienti con l’apposito attrezzo, il jigger, che permette di rispettare le proporzioni giuste ed evitare drink sbilanciati. Ci ha insegnato anche come mescolare a regola d’arte: prima si riempie il bicchiere di ghiaccio e si gira con il cucchiaio da bar per raffreddarlo, poi si elimina l’acqua che il ghiaccio rilascia sciogliendosi e solo a quel punto si aggiunge il resto degli ingredienti, così il drink resta freddo e non si diluisce.

Il primo che ho preparato è stato l’Americano, un classico che nasce proprio dall’incontro tra Torino e Milano: vermouth rosso e bitter in parti uguali, versati nel bicchiere basso con il ghiaccio e completati con un goccio di soda e una fetta d’arancia. Ne esce un amaro-dolce elegante, frizzante e agrumato, di quelli che si bevono lentamente. Poi è stata la volta del Martini Bianco Spritz, molto più fresco e delicato: nel calice grande vanno ghiaccio in abbondanza, Martini Bianco, prosecco e un tocco di soda, con una fetta di limone, fragola e menta a chiudere. Le note vanigliate e floreali del Bianco incontrano la vivacità delle bollicine e ne risulta un aperitivo leggero, perfetto anche per chi non ama gli amari.

La sorpresa più interessante è stata però l’analcolico, preparato con il Martini Floreale dealcolato e il succo di mela. Il risultato? Un cocktail profumato che non fa rimpiangere l’alcol, a conferma che brindare senza alcolici può essere altrettanto piacevole. 

Alla Fiera questo legame si ritrova nella “Martini Cocktail Experience”, la masterclass gratuita condotta dai bartender di Casa Martini. 

Se vi piace il turismo enogastronomico vicino Torino, abbinare la Fiera a una visita in azienda è un’idea che consiglio vivamente.

 

 

E se vi avanza tempo? Cosa fare a Torino

 

Se la Fiera non vi basta, il capoluogo è a un quarto d’ora o poco più, e abbinare le due mete è la soluzione ideale per chi cerca cosa fare fuori Torino senza rinunciare alla città. Il mio consiglio è anche quello di organizzare un weekend per godere appieno di tutte le bellezze offerte da Torino e dintorni.

Ecco quattro tappe da inserire nel vostro itinerario:

 

  • Museo Egizio: è considerato una delle più importanti raccolte di antichità egizie al mondo dopo quella del Cairo, ed è una visita che vale da sola la giornata. Tra statue colossali, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana si cammina per millenni di storia, con un allestimento moderno che rende il percorso piacevole anche per chi non è appassionato di archeologia. Conviene prenotare il biglietto online, soprattutto nei weekend.
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  • Mole Antonelliana: è il simbolo di Torino e ospita il Museo Nazionale del Cinema, un percorso scenografico e coinvolgente tra macchine ottiche, locandine, costumi e set ricostruiti, che si sviluppa intorno alla grande sala centrale. Poi si sale con l’ascensore panoramico fino alla terrazza, da cui lo sguardo spazia sui tetti della città e, nelle giornate limpide di novembre, fino alla cornice delle Alpi.

 

 

 

 

 

  • Museo della RAI: è un’ottima idea per chi ama i viaggi nella memoria. Racconta l’evoluzione di radio e televisione attraverso apparecchi d’epoca, studi ricostruiti e filmati d’archivio, con quel gusto nostalgico che piace sia agli adulti sia ai ragazzi. È una tappa meno scontata rispetto alle altre, ma proprio per questo molto apprezzata da chi vuole scoprire il lato più curioso della città.

 

 

 

 

  • Palazzo Reale: è la grande residenza dei Savoia, nel cuore di Torino, e permette di entrare negli appartamenti di rappresentanza tra saloni sfarzosi, arredi, dorature e affreschi. Nello stesso complesso si trovano anche l’Armeria Reale e i Giardini Reali, dove fare una passeggiata tranquilla se il tempo regge. È la scelta perfetta per chi ama la storia e l’architettura.

 

 

 

 

Informazioni utili per organizzare la giornata

 

La Fiera si svolge nel centro storico di Chieri dal 6 al 10 novembre 2026 e, se volete partecipare ai laboratori, ricordate che sono a numero chiuso e richiedono la prenotazione, mentre le masterclass sono gratuite e si possono seguire liberamente. Il mio consiglio da blogger è di arrivare con calma, lasciare l’auto fuori dal centro e dedicare almeno mezza giornata al giro delle degustazioni, così da godersi ogni assaggio senza correre. 

La manifestazione è organizzata da Sgp Grandi Eventi con il sostegno di Fondazione CRT e il contributo della Camera di Commercio di Torino.

 

Pronti a partire?!

 

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